martedì 16 aprile 2013

Good luck baby.



Già Sabato mattina quando ho preparato la borsa per il lavoro, nel piegare la divisa per un attimo mi sono sentita mancare l’aria. Si, perché dovevo portare con me non soltanto quella che avrei indossato il giorno, ma anche l’altra, quella di ricambio. Le ore sono passate veloci e ogni tanto mi scoprivo sorpresa a osservare quel luogo in cui ho girato come una trottola per giornate intere, quel ristorante che quando la prima volta mi accolse non sapevo che sarebbe stato il covo di un’esperienza unica. Un lavoro umilissimo che, tuttavia, mi ha dato tanto, tantissimo e che quando mi vide muovere i primi passi ero chiaramente l’ultima arrivata e, per questo, in base alle tradizionali regole di gerarchia, il mio nome era sempre il più pronunciato di fronte ai lavori più “sporchi” o più noiosi. Nonostante questo, non mi sono mai sentita frustrata, ma semplicemente arricchita e orgogliosa, sebbene molte volte abbia sognato una scrivania all’ennesimo piano di un grattacielo della City. Ho sempre percepito che questa esperienza lavorativa era fonte di ricchezza per me. Tuttavia, piano piano mi sono creata il mio posticino lì dentro; la targhetta sulla maglia della divisa con scritto “trainee”, ovvero quella che indossa appunto l’ultimo arrivato, col tempo ha lasciato spazio al mio nome. E ottenerla, è stata una piccola soddisfazione. Questa stessa targhetta ora non è più attaccata alla mia maglia, ma giace sul mobile della mia camera, perchè per ricordo l’ho voluta. Un piccolo gadget che rappresenta questa indimenticabile esperienza che proprio Sabato scorso è terminata. Mi sono licenziata. Perché volevo che le ultime due settimane prima della partenza fossero dedicate interamente a me e a questa città che, mesi fa, mi vide arrivare timorosa e spaventata e, tra poco, mi lascerà andare più coraggiosa e indipendente; desideravo vivermi questo posto al 100%; volevo avere il tempo per godere di ogni attimo. E con un lavoro full time, non sarebbe stato possibile. Per cui, un giorno arrivai al lavoro e chiesi di poter parlare con il manager. Gli comunicai che me ne sarei andata e che quindi da quello stesso istante avrebbe avuto inizio il mio preavviso. Ero piuttosto preoccupata della reazione dei capi, pensavo che si risentissero un po’ e, soprattutto, temevo che il resto dei miei giorni lì dentro diventasse poco piacevole. Invece, sono rimasta meravigliosamente sorpresa. Ho incontrato una comprensione unica, che decisamente non mi aspettavo. Gli ho spiegato che sarei tornata in Italia perché avrei voluto continuare la mia strada, i miei progetti ma che quel ristorante ha senz’altro contribuito a rendere strepitosa la mia avventura a Londra e, soprattutto, mi ha dato tanto a livello personale e di esperienza. Per questo, a loro andava il mio grazie, un grazie di cuore. Mi sono sentita rispondere che se la strada della mia vita per qualsiasi bislacco motivo mi dovesse riportare in questa terra, le porte di quel ristorante per me, in futuro, saranno aperte. Perché loro si sono trovati bene con me. E, lasciatemelo dire, fa piacere. Così pianificammo il tutto e in base all’orario della settimana, quello di Sabato sera sarebbe stato il mio ultimissimo turno di lavoro. A fine turno, sono scesa a cambiarmi e quando sono risalita li ho trovati tutti lì, manager e colleghi, ad aspettarmi seduti al tavolo numero 1, quello in cui solitamente durante i break ci fermavamo per fare due chiacchiere, per berci un caffè. Gli sono andata incontro con in mano un sacchetto, con dentro le due divise che dovevo riconsegnare. Mi sono seduta un po’ li con loro ma dentro di me sentivo una morsa che mi stava premendo sul petto, come se mi stesse togliendo a poco a poco il respiro. Sentivo il peso della fine. Perchè a me i finali scombussolano sempre. Ma dovevo trovare il coraggio di andare e, ancora prima, di lasciare quelle divise nelle mani del capo. 
Gli abbracci forti, le raccomandazioni, gli inviti, le promesse e, infine, l’ultimo sussurrato “Good luck baby” mi hanno fatta cedere dall’emozione e, con il volto rigato di lacrime, ho chiuso la porta del “mio” ristorante e con essa un capitolo stupendo della “mia” Londra e, più in generale, della mia vita.


18 commenti:

  1. Complimenti, per aver saputo viverti la tua esperienza, in tutti i modi, per esserti impegnata e soprattutto per aver cercato il bello sempre. Goditi queste ultime settimane tutte tue!

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    1. Qui di bello ce ne è in abbondanza. Trovarlo è semplice, goderne un pò meno. Ma con il giusto approccio e il giusto spirito è automatico diventarne dipendenti e lo "spettacolo" è assicurato.

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  2. Buon rientro in Italia!! L'esperienza sicuramente ti ha arricchito.

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  3. Purtroppo anche se stiamo facendo esperienze brevi ci si lega a ciò che facciamo, ai posti, anche alle persone e in ogni modo il tuffo al cuore è inevitabile anche se si rientra in patria

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    1. Hai detto bene, è un tuffo al cuore. Chiaramente questo perchè si tratta di un'esperienza positiva, altrimenti non avrei visto l'ora della fine.

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  4. Grazie Princess. Appena sono da pc ricambio la cortesia.
    Spero di rivederti .

    Buona giornata

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    1. Buona giornata anche a te, a prestissimo;)

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  5. Com'è bello lasciarsi con stima ed amicizia...

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    1. è bello e, purtroppo, non sempre accade. Ma quando succede è stupendo.

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  6. E' sempre così, quando finisce una cosa bella vengono fuori le lacrime. Spero per te che ce ne saranno tante altre in futuro (di cose belle, non lacrime!). Goditi Londra, che anche da turista è un gran bel posto! :-)

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    1. Confermo, è un gran bel posto;)

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  7. Non ci crederai....hai fatto venir nostalgia anche a me!!!! Ogni partenza e' un ritorno ma le cose che ci lasciamo alle spalle ci riempiranno sempre il cuore!!!

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    1. Questa esperienza rimarrà sempre nel mio cuore, senza dubbio.

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  8. Parole che arrivano al cuore <3



    Baci ♥
    BecomingTrendy

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  9. ciao piacere di conoscerti..coi miei tempi da tartaruga pian pianino sono arrivata...ma che gran bella esperienza..a me è la grande cosa che non ho fatto ...te la invidio proprio...buon rientroooo

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